Cercare lavoro: tre comportamenti da adottare subito

Cercare lavoro è, anch’esso, un lavoro. Un concetto questo, così noto e diffuso da essere ripetuto in ogni dove. Trovare un lavoro, oggi come oggi non è per niente facile e richiede grande impegno sia in termini di sforzi che in termini di tempo. I primi però, non vanno certo fatti a caso e il secondo è altrettanto importante non vada sprecato. Cercare lavoro non significa solamente scrutare tutte le offerte che potenzialmente potrebbero interessarci e candidarsi ad ognuna di esse, magari anche un po’ compulsivamente. La ricerca di un impiego è invece un’attività che richiede comportamenti ben determinati, vediamone tre.

Non restare inattivi

cercare lavoroSe si è disoccupati ed in cerca di un posto, l’ultima cosa da fare è spedire una candidatura in cui il curriculum  “chiarisca” che nell’ultimo periodo (parliamo ovviamente di mesi, o anni) non si è fatto praticamente nulla. Restare inattivi perché non si ha un lavoro retribuito  è fortemente controproducente. Oltre a perdere l’allenamento ad essere impegnati in qualcosa di concreto, si può dare l’impressione di essere persone svogliate, oppure facilmente deprimibili. Potrebbe anche essere così e nessuno avrebbe ovviamente il diritto di giudicare, ma comunicarlo ad un’azienda che dovrebbe assumervi non è proprio una gran scelta, per usare un eufemismo. Quindi, tenersi sempre impegnati, con lavoretti saltuari, o un part time quando possibile, fare attività di volontariato, creare progetti personali (sempre dall’orientamento concreto) e scrivere con orgoglio quelli che si ritiene siano i migliori nel curriculum e/o nella lettera di presentazione, dando così l’impressione di persone volonterose che solo per caso o per sfortuna sono rimaste senza un lavoro retribuito

Non smettere di imparare

Ok, avete le vostre skills e non sono per nulla trascurabili, ma c’è sempre da imparare nella vita. Non smettere di farlo è un’ottima strategia anche per guadagnare posizioni nella ricerca di lavoro. Più si è formati, più ambiti si conoscono, maggiore sarà la possibilità di venire “reclutati”, più informazioni si hanno e più si è in grado di incrociarle, maggiore sarà la probabilità di scoprire opportunità precluse ad altri. Frequentare corsi (ce ne sono di ottimi anche tra quelli gratuiti), procurarsi attestati e certificazioni può sembrare inutile, ma potrebbe fare la differenza tra il venire scelti o meno. Certo, se la formazione da affrontare richiede un esborso economico, la decisione va presa valutando prima molto a fondo i costi (sicuri) ed i vantaggi (solitamente, ma non sempre, eventuali). Non è però detto che il gioco non valga la candela.

Puntare su volontà e disponibilità

Chi cerca lavoro ma ne ha già uno può contare su indubbi vantaggi (come ad esempio godere di una rete di relazioni e conoscenze che quasi sempre è endemica dell’attività lavorativa) dei quali, al contrario, chi è disoccupato non può certo dire di poter usufruire. Per questo, la prima categoria è a volte più considerata della seconda nella scelta di un recruiter. A volte… Altre, invece, i selezionatori tengono ben presente che chi non lavora ma vorrebbe farlo, è pervaso da una volontà di dimostrare il proprio valore che ben difficilmente potrà essere eguagliata da chi ha la sicurezza del posto di lavoro (anche se vuole cambiarlo). Non è sempre così e, anche quando lo è, non è giusto incolpare il “già occupato” di dormire sugli allori. Le implicazioni psicologiche di lungo periodo sono piuttosto complesse da spiegare e non è questa la sede per farlo, basti però sapere che un job seeker, statisticamente parlando, sarà molto più determinato nell’affrontare un colloquio di lavoro. Sarà magari anche spaventato, ma cercherà comunque di dare il meglio di sé. E, almeno per un certo periodo (più o meno lungo, a seconda delle caratteristiche personali), lo farà anche nell’attività lavorativa nel caso dovesse avere la fortuna di venire assunto. Questa determinazione non bisogna solo averla, ma anche comunicarla all’azienda con la quale ci si candida. Quest’ultima mica può sapere di non trovarsi davanti degli scansafatiche che cercano solamente di “attaccare il cappello.”  Non basta insomma avere tanta voglia di lavorare, bisogna anche avere tanta voglia di trasmettere il concetto di cui sopra. Dare ad esempio la disponibilità a lavorare su turni (nel caso siano previsti) anche notturni o festivi o a straordinari, dichiararsi disponibili a frequentare corsi di formazione e via dicendo è una buona strategia. Non sembrerebbe, ma non è per niente scontato trovare persone pronte a sacrificare qualche ora di tempo libero da dedicare invece al lavoro.  Non lo è neanche trovare lavoratori desiderosi di evolversi (cosa che comunque comporta uno sforzo maggiore di quello previsto dalla solita routine lavorativa). E, scontato, non è nemmeno il fatto di riuscire ad imbattersi in individui disponibili a modificare i propri orari normali per adattarsi a lavorare su turni. Insomma, di strade da percorrere ce ne sono a bizzeffe, basta volerlo!

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